Instameet alla mostra Carta Bianca

Sabato 12 maggio ho avuto il piacere di partecipare all’InstameetCartaBianca, organizzato da Igersnapoli in collaborazione con il Museo e Real Bosco di Capodimonte, che ha permesso a circa trenta instagramers di visitare la mostra “Carta Bianca. Capodimonte Imaginaire” con una guida d’eccezione, il direttore del museo Sylvain Bellenger.

Ideata dal direttore del museo Sylvain Bellenger e da Andrea Viliani direttore del museo Madre di Napoli e organizzata con la casa editrice Electa, Carta bianca è una mostra a chilometro e costo zero perché realizzata interamente con opere di proprietà del museo. Infatti, a dieci visitatori ideali – celebri esponenti del mondo della cultura – è stata data l’opportunità di diventare curatori di dieci sale del secondo piano del museo scegliendo da 1 a 10 opere tra le 47000 della collezione del museo, con l’unico obbligo di motivare le loro scelte per dare un senso alla loro sala/mostra. Da ogni curatore è emersa una nuova interpretazione del museo e delle opere in esso contenute che è stata raccontata in una video intervista che è possibile ascoltare scaricando l’applicazione Carta Bianca sul proprio smartphone e scannerizzando la foto del curatore all’ingresso di ogni sala.

La mostra è introdotta da una sala che presenta l’opera-manifesto di Joseph Beuys Alcune richieste e domande sul Palazzo nella testa umana (1981) insieme alla documentazione completa della mostra-testamento Palazzo Regale che si svolse nel 1985-86 presso la Sala dei Camuccini al Museo di Capodimonte che può essere considerata un incipit alla mostra Carta Bianca.

La prima sala è stata curata dal critico dell’arte e collezionista Vittorio Sbarbi che ha scelto di creare un percorso incentrato sulle opere del museo in cui si è imbattuto nel suo cammino di studioso. Tra i vari curatori Sgarbi è stato quello che ha scelto il numero maggiore di opere tra cui si distinguono alcuni capolavori di scuola emiliana.

carta bianca_sgarbi

La seconda sala è stata allestita dallo storico e saggista Marc Fumaroli che ha scelto le opere del suo pittore preferito, Bernardo Cavallino. A queste opere ha associato anche un dipinto di Massimo Stanzione che fu maestro di Cavallino e una di Jusepe Ribera che invece aveva adottato uno stile completamente diverso da quello di Cavallino.

carta bianca_fumaroli

La terza sala invece è stata curata dall’architetto e paesaggista Paolo Pejrone che ha scelto come tema le zone d’ombra del giardino all’italiana. Sono presentati paesaggi dal XVII al XIX secolo e tra queste opere ci sono anche alcune vedute del bosco di Capodimonte.

carta bianca_pejrone

La quarta sala è stata allestita dall’imprenditore e collezionista Gianfranco D’Amato che ha scelto delle opere che esprimono dei valori e delle sfere emozionali della vita umana e che raccontano la storia di Napoli.

carta bianca_d'amato

La quinta sala è stata curata dalla neurologa e storica della scienza Laura Bossi Régnier che, partendo dai dati pubblicati nella rivista Nature nel 2005 in cui risultava che lo scimpanzé condivide con l’uomo il 98% del DNA, ha scelto opere che raffigurano scimmie e altri animali che mostrano l’animalità dell’uomo.

carta bianca_bossi

La sesta sala è stata allestita dall’artista concettuale Giulio Paolini che si è rifiutato di scegliere tra le opere del museo per preferire un punto di vista teorico: formulare una sintesi assoluta, ancorché infondata e insostenibile di un’idea dell’arte e quindi ha esposto una sua opera.

carta bianca_paolini

La settima sala è stata curata dalla professoressa di Visual and Environmental Studies dell’Università di Harvard Giuliana Bruno che ha ideato un percorso legato alla storia della città, al suo gusto “barocco”, ai suoi oggetti del quotidiano tra cui il cibo e il vasellame. Tra le opere presenti molte provengono dai depositi mostrando anche opere pittoriche e manufatti ceramici non in perfetto stato di conservazione.

carta bianca_bruno

L’ottava sala è quella allestita dalla professoressa di Antropologia Mariella Pandolfi che per la scelta delle opere si è fatta guidare da due concetti: la non armonia di racconto e il tempo che scandisce le nostre esperienze. Sono presenti non solo dipinti ma anche frammenti di armatura e uno degli arazzi della Battaglia di Pavia.

carta bianca_Pandolfi

La nona sala è quella allestita dal direttore d’orchestra Riccardo Muti che ha scelto una sola opera, La crocifissione di Masaccio perché è l’opera che durante una visita al museo l’ha colpito di più anche grazie al suo allestimento.

carta bianca_muti

La decima sala è quella curata dall’artista Francesco Vezzoli che ha scelto come tema il gioco di sguardi. Le opere scelte sono sculture, in particolare busti provenienti da diverse sezioni del museo e appartenenti anche a epoche diverse, posizionate in fila a coppie rivolgendosi lo sguardo mentre solo una guarda lo spettatore includendolo nella sfilata.

carta bianca_vezzoli

La mostra termina con un’undicesima sala per il momento vuota. Il curatore di questa sala sarà scelto grazie al contest #LaMiaCartaBianca su Instagram (regolamento completo qui).

Ho apprezzato molto la mostra perché permette ai visitatori di ammirare opere provenienti dai depositi e soprattutto perché offre l’opportunità di guardare alcune delle opere più celebri del museo con occhi nuovi.

La mostra sarà visitabile fino all’11 novembre 2018, qui il link per maggiori informazioni.

Per vedere tutte le foto scattate dagli instagramers durante l’evento, potete cercare su Instagram l’hashtag #instameetcartabianca.

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