Il Futurismo anni ‘10 – anni ‘20

Dal 19 ottobre 2018 al 17 febbraio 2019 è possibile visitare la mostra Il Futurismo anni ‘10 – anni ‘20, allestita all’interno della Cappella Palatina del Maschio Angioino di Napoli.

Il Futurismo_locandina

La mostra, promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, con l’organizzazione generale di C.O.R. Creare Organizzare Realizzare e curata da Giancarlo Carpi con Francesca Villanti, presenta, per la prima volta  a Napoli, 64 opere di Balla, Boccioni, Severini, Carrà e altri artisti, esposte nelle principali collettive storiche del movimento futurista o pubblicate nelle riviste futuriste e nelle pubblicazioni edite degli stessi artisti.

Il Futurismo_sala

Il Futurismo fu la prima avanguardia italiana ed europea, infatti, nacque nel 1909 con la pubblicazione su Le Figaro del Manifesto del Futurismo scritto da Filippo Tommaso Marinetti. Nel 1910 Giacomo Balla, Carlo Carrà, Umberto Boccioni, Gino Severini e Luigi Russolo furono i primi firmatari del Manifesto dei pittori futuristi.

La mostra racconta tutta la storia del Futurismo dalla nascita fino alle ultime evoluzioni che hanno poi influenzato le avanguardie successive. All’inizio del percorso è esposto un pannello che riporta tutta la cronologia dal 1909 al 1930 con tutti i manifesti pubblicati dal movimento.

La prima sezione della mostra si estende cronologicamente dal 1906 al 1915 esponendo per prime le opere divisioniste di Severini, Boccioni e Carrà, in modo da mostrare la produzione precedente all’adesione al Futurismo e sottolineare così la trasformazione del loro stile. Si passa poi alle prime opere futuriste che mostrano l’influenza del cubismo e dell’astrattismo. Si aggiungono artisti più giovani come Enrico Prampolini, Gerardo Dottori, Arnaldo Ginna, Romolo Romani, Fortunato Depero e l’architetto Antonio Sant’Elia. Già in queste prime opere troviamo tutti i temi principali del futurismo: la macchina, la velocità, la simultaneità, il dinamismo, la città moderna e l’esaltazione della guerra. Molto importante è anche il concetto di compenetrazione tra oggetti, corpi, ambienti e macchine che porta al superamento della forma-quadro e alla nascita delle sculture polimateriche di Boccioni del 1915. In questo periodo si fa strada anche il primo embrione di quella che sarà l’arte pubblicitaria.

Il Futurismo_severini divisionista
Gino Severini, Bois di Boulogne, 1907
Il Futurismo_carrà cavallo e cavaliere
Carlo Carrà, Cavallo e Cavaliere, 1915

La seconda sezione parte dal 1915, anno in cui Depero e Balla pubblicano il Manifesto Ricostruzione Futurista dell’Universo che chiarisce che il campo d’intervento del Futurismo è esteso a tutti gli ambiti della vita umana. Con l’ideazione di complessi plastici mobili, smontabili e scoppianti l’arte diventa oggetto. Si creano quadri con cornici che sono parte integrante dell’opera. Il 1915 è anche l’anno in cui Balla elabora una nuova soluzione astratta che, sviluppando in senso plastico e tridimensionale la velocità, crea una sorta di animazione delle figure. Questa innovazione è assimilata anche da Depero e poi da Julius Evola ed Enrico Prampolini.

Il Futurismo_ stagioni di balla
Giacomo Balla, Estate, 1918 (sx) – Giacomo Balla, Dissolvimento d’autunno, 1918 (dx)

La terza sezione approfondisce il tema della macchina dagli esordi fino alla fine degli anni ‘20. Nel 1922 Prampolini, Paladini e Pannaggi scrivono il Manifesto dell’Arte Meccanica Futurista. Le opere pittoriche e scultoree sono caratterizzate dall’antropomorfismo delle macchine e dalla robotizzazione dell’uomo. Emblematiche sono le opere di Prampolini, Fillia e Benedetta ma soprattutto quelle di Depero che crea delle figure meccanizzate tridimensionali usate anche nella pubblicità come il Pupazzo Campari.

Il Futurismo_pupazzo campari
Fortunato Depero, Pupazzo Campari, 1925

Nel complesso la mostra mi è piaciuta per i contenuti ma ho trovato qualche pecca nell’allestimento, infatti, l’illuminazione crea riflessi su alcune opere e solo il pannello introduttivo è tradotto in inglese.

Consiglio a chi può di vedere la mostra perché è molto interessante e soprattutto perché le opere presenti appartengono a collezioni private quindi è un’occasione unica per poterle vedere dal vivo.

Per maggiori informazioni su orari e tariffe vi lascio il link al sito del Comune di Napoli.

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