Rubens, Van Dyck, Ribera. La collezione di un principe

Dal 6 dicembre 2018 al 7 aprile 2019 presso Palazzo Zevallos Stigliano, sede napoletana delle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo, è visitabile la mostra “Rubens, Van Dyck, Ribera. La collezione di un principe”.

la collezione di un principe_locandina

La mostra, curata da Antonio Ernesto Denunzio con la collaborazione di Giuseppe Porzio e Renato Ruotolo e la presenza come consultant curator di Gabriele Finaldi, direttore della National Gallery di Londra, riporta a Palazzo Zevallos Stigliano molti dipinti della collezione appartenuta, prima di essere dispersa, alla famiglia Vandeneynden e, successivamente, ai principi Colonna di Stigliano che abitarono nella sontuosa dimora di via Toledo dagli ultimi decenni del Seicento.

Grazie agli studi sul collezionismo napoletano in età barocca e ad approfondite ricerche archivistiche si è potuta ricostruire la collezione e identificare i dipinti oggi di proprietà di alcuni dei più importanti musei italiani e stranieri che hanno collaborato al progetto scientifico e concesso in prestito le opere per realizzare la mostra.

La mostra è allestita al secondo piano del palazzo, nelle sale in cui è abitualmente esposta la collezione permanete del museo. Giunti sul ballatoio, sulla destra, c’è una sala dedicata al pittore Luca Giordano che, nel 1688, fu incaricato di redigere l’inventario e stimare la collezione del defunto marchese Ferdinando Vandeneynden. Nella sala sono presenti alcuni dipinti giovanili dell’artista che facevano parte della collezione insieme a uno di Ribera.

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Luca Giordano, Nascita di Venere

Tornando sul ballatoio e dirigendoci verso le sale sulla sinistra, un pannello illustrativo racconta la storia dei Vandeneynden cominciando dal capostipite Jan, mercante d’arte fiammingo trapiantato a Napoli che acquistò il palazzo appartenuto a Giovanni Zevallos e comprò per il figlio Ferdinando il titolo di marchese. Quest’ultimo arricchì la collezione di famiglia con le opere ricevute in eredità da un altro ricco mercante d’arte fiammingo, Gaspar de Roomer. Morto Ferdinando la collezione fu divisa tra le sue due figlie, Elisabetta e Giovanna; quest’ultima, sposata con il principe Giuliano Colonna di Stigliano, ereditò il palazzo. Troviamo esposti i ritratti di Giovanna e del marito che sono gli unici ritratti noti dei membri della famiglia.

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Ignoto, Ritratti di Giuliano Colonna e Giovanna Vandeneynden

Nelle sale successive l’allestimento è organizzato in base ai temi e allo stile delle opere. La prima sala presenta i capolavori della collezione tra cui Il banchetto di Erode di Rubens e il Sileno ebbro di Ribera che appartenevano a Roomer che aveva una ricca rete di relazioni con importanti artisti fiamminghi tra cui Rubens e Van Dyck di cui è esposto il Ritratto degli incisori de Jode, che erano anche imparentati con i Vandeneynden. Tutte queste opere ebbero molta influenza sugli artisti napoletani come Luca Giordano. Altro dipinto in mostra è la Scena comica con bambino in maschera di Annibale Carracci, una vera rarità di questa quadreria.

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Pieter Paul Rubens, Banchetto di Erode

La sala seguente ospita dipinti della corrente neo-veneta tra cui opere di Poussin, Giovanni Benedetto Castiglione detto il Grechetto, Massimo Stanzione, Aniello Falcone e Andrea Vaccaro. Le opere esposte testimoniano la grande fortuna di questa tendenza durante i decenni centrali del Seicento, cioè negli anni in cui la collezione prese forma.

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Massimo Stanzione, Sacrificio di Mosè

La terza sala è dedicata ai dipinti di Mattia Preti dedicate al ciclo di San Giovanni Battista della collezione Vandeneynden e ricordate anche da Bernardo De Dominici nella sua biografia del pittore calabrese particolarmente apprezzato anche da Roomer.

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Mattia Preti, Banchetto di Erode

Segue poi la sala che cerca di ricostruire un ambiente di palazzo con paesaggi, nature morte, scene di battaglia e bambocciate di artisti fiamminghi e mobili in ebano. Dall’inventario sappiamo che erano presenti numerosi stipi in ebano ornati con avorio o con pannelli di cristallo. Accanto a numerosi dipinti di autori citati dall’inventario, sono esposti uno stipo in ebano e un raro olio su vetro di Vincenzo Gesualdo.

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Jacques Courtois, Campo di battaglia dopo il combattimento (in basso) e Abraham Brueghel, Festone di fiori (in alto)

L’ultima sala è dedicata alla pittura di paesaggio con due ovali dipinti di Salvator Rosa, ricordati anche da De Dominici e una marina del pittore tedesco Johann Heinrich Schönfeld, artista citato dall’inventario.

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Johann Heinrich Schönfeld, Marina con bagnanti

Ricostituire e riportare nella sua sede storica un’antica collezione d’arte dispersa tra i musei di mezzo mondo non è un’impresa facile, infatti, non sempre è stato possibile identificare con certezza un’opera dalla descrizione dell’inventario soprattutto per alcuni tipi di soggetto come le nature morte, i paesaggi e le scene di genere. In alcuni casi, opportunamente segnalati, quindi, si è preferito esporre opere simili dello stesso autore in modo da mantenere più fedelmente possibile la composizione della collezione.

Ho trovato la pannellistica molto chiara ed esaustiva, solo che un pannello è stato collocato in una posizione piuttosto infelice e risulta parzialmente coperto dalla porta d’ingresso della sala dedicata al Martirio di Sant’Orsola di Caravaggio che è l’unico dipinto della collezione permanete rimasto al suo posto. Di solito non amo la penombra nelle sale ma in questo caso le luci soffuse aiutano a evitare riflessi sulle grandi tele.

Consiglio di visitare questa mostra non solo per la bellezza delle opere presenti ma anche perché credo che questa mostra possa aiutare il grande pubblico a scoprire l’importanza della storia del collezionismo che oggi permette di ricostruire la storia delle grandi collezioni d’arte italiane dei secoli passati.

Per maggiori informazioni sugli orari, giorni d’apertura e prezzo del biglietto vi lascio il link al sito del museo.

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