Canova e l’Antico

Dal 29 marzo, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli ospita la mostra “Canova e l’Antico” che sarà visitabile fino al 30 giugno 2019.

Nella mostra, curata da Giuseppe Pavanello e organizzata da Villaggio Globale International, sono presenti ben 110 opere tra cui 12 grandi marmi, gessi, terrecotte, bozzetti, disegni, dipinti, monocromi e tempere di Antonio Canova che dialogano con le opere del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, mostrando il rapporto continuo, intenso e fecondo che legò Canova al mondo classico facendone un “novello Fidia”. Canova, massimo esponente italiano del neoclassicismo, seguendo il monito di Winckelmann, imitava ma non copiava gli antichi e per questo fu capace di rinnovare l’Antico diventando per i suoi contemporanei “l’ultimo degli antichi e il primo dei moderni”.

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Antonio Canova, Le Grazie

Fulcro della mostra sono le eccezionali opere in prestito provenienti da alcuni dei più importanti musei del mondo tra cui i sei grandi gruppi dell’Ermitage di San Pietroburgo (Ebe, Amore e Psiche Stanti, Le Grazie, Amorino Alato, La Danzatrice e la Testa del Genio della Morte), l’Apollo che si incorona del Getty Museum di Los Angeles e La Pace del Museo Nazionale di Kiev a cui si aggiungono le opere provenienti dalla Gypsotheca e Museo Antonio Canova di Possagno, dal Museo Civico di Asolo, dai Musei di Strada Nuova di Genova da cui arriva la Maddalena penitente, dal Museo Civico di Bassano del Grappa e da collezioni private e musei di Padova, Palermo, Milano, Roma e Firenze.

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Antonio Canova, Danzatrice (sx) – Antonio Canova, Ebe (dx)

Il percorso di visita si articola su due piani del museo, l’atrio e il primo piano.

Nell’atrio, inizialmente s’introduce la vita di Canova dai primi studi sull’antico al viaggio a Roma, dove riceve le prime importanti commissioni tra cui il Monumento funerario di Clemente XVI, per poi approfondire il confronto tra le sculture di genere eroico, caratterizzate da uno stile severo e robusto, e quelle di carattere “gentile”.

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Nello stesso ambiente si trovano anche disegni, bozzetti e modellini che mostrano il metodo di lavoro usato da Canova per la creazione delle sue opere, compresi i ritratti che sono caratterizzati dalla connotazione eroica o mitologica del personaggio effigiato. Tra le opere in mostra c’è anche il modello in gesso del Ritratto di Ferdinando IV di Borbone utilizzato per realizzare la statua colossale di Ferdinando IV come Minerva collocata nella nicchia centrale dello scalone d’accesso del museo.

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Ai lati del percorso ci sono due video istallazioni immersive di “C+ by Magister”, una in italiano e una in inglese, che raccontano molto dettagliatamente la vita e la produzione artistica di Canova con la voce narrante di Adriano Giannini.

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Al primo piano, nel Salone della Meridiana, si trovano tutti i grandi capolavori della mostra affiancati da alcune opere antiche che mostrano l’influsso dei modelli classici ma anche la capacità dell’artista di creare opere completamente indipendenti da questi modelli.

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Antonio Canova, Amorino Alato (sx) – Statua antica di Eros tipo Centocelle (dx)

Inoltre, sono presenti anche modelli di alcuni grandi monumenti funebri come la Tomba di Vittorio Alfieri e il Monumento funebre per Clemente XIII, delle opere etrusche che mostrano l’influenza del mondo etrusco nell’arte di Canova, grandi pannelli monocromi che costituiscono dei modelli per bassorilievi spesso a carattere funerario e alcuni dipinti dell’artista.

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Modelli  di monumenti funerari

Nelle sale attigue si trovano le fotografie di Mimmo Jodice con i dettagli delle opere in mostra messe a confronto con i disegni di Canova e, soprattutto, le 34 tempere su carta a fondo nero, recentemente restaurate, conservate nella casa natale dell’artista, ispirate alle pitture pompeiane su fondo unito (in particolare alle Danzatrici) che si possono ammirare nella stessa sala e che Canova poté vedere durante il suo soggiorno a Napoli.

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Quattro tempere su carta di Antonio Canova

“Canova e l’Antico” permette di vedere tantissime opere di Canova realizzate con diverse tecniche e compararle con quelle antiche. Devo dire che però ho notato una certa disparità di trattamento tra le sculture e le altre opere soprattutto per quanto riguarda le didascalie. Infatti, le didascalie delle sculture sono grandi e perfettamente leggibili anche se si trovano sulle pedane alla base delle opere mentre le altre sono scritte con un carattere piccolissimo e molto fitto che le rende molto difficili da leggere anche se poste ad altezza degli occhi dello spettatore. Sarebbero bastati pochi accorgimenti per rendere perfetta un’esposizione che ha il grande merito di rispettare le premesse date dal titolo, offrendo davvero l’opportunità di avere un confronto diretto tra le opere antiche e quelle del grande maestro del neoclassicismo.

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Urnetta cineraria etrusca (sx) – Antonio Canova, modello in gesso per la Paolina Borghese Bonaparte come Venere vincitrice (dx)

Per informazioni su orari, giorni di apertura ed eventi correlati alla mostra lascio il link al sito del museo.

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